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Tributi
18 Giu 26

Forfettari: con la precompilata serve ancora il commercialista?

Da qualche anno si sente ripetere la stessa frase: "Con la dichiarazione precompilata non servirà più il commercialista." . I pionieri furono i fruitori del 730 con una migrazione iniziale costante verso il "fai da te", per poi, in molti, ritornare sui propri passi in quanto i soldi risparmiati del professionista costavano molto più caro in termini di tributi da pagare. Ora che l'Agenzia delle Entrate ha iniziato a mettere a disposizione ance le dichiarazioni precompilate per i contribuenti in regime forfettario e la domanda torna di attualità. Ma la vera domanda dovrebbe essere un'altra:

La dichiarazione precompilata è davvero pronta per essere inviata senza controlli?

Dalle prime verifiche effettuate la risposta è negativa!

La precompilata rappresenta sicuramente un importante passo avanti nella digitalizzazione del sistema fiscale, ma ad oggi richiede ancora attenzione e verifiche manuali da parte del contribuente o del professionista che lo assiste.

Il problema del reddito imponibile

Una delle principali criticità riguarda il quadro LM, fondamentale per la determinazione del reddito imponibile del contribuente forfettario.

In particolare, i righi dedicati ai ricavi e compensi non risultano sempre correttamente valorizzati.

Mancano infatti elementi indispensabili come il coefficiente di redditività associato all'attività esercitata, dato essenziale per calcolare correttamente il reddito imponibile.

In alcuni casi risultano inoltre assenti i corrispettivi giornalieri, con il rischio che il sistema tenga conto esclusivamente delle fatture elettroniche emesse.

Per chi svolge più attività con differenti codici ATECO la situazione può diventare ancora più complessa, poiché il sistema non sempre riesce ad attribuire correttamente gli importi alle singole attività.


I contributi previdenziali: la criticità più importante

L'aspetto più delicato riguarda però i contributi previdenziali deducibili.

Molti contribuenti pensano che, se il dato compare nella dichiarazione precompilata, sia automaticamente corretto.

Purtroppo non è sempre così.

In numerosi casi i contributi previdenziali vengono riportati nel quadro RP anziché nel rigo LM35, che è invece quello rilevante per la determinazione dell'imposta sostitutiva del regime forfettario.

Il risultato?

Una deduzione inferiore a quella spettante e, di conseguenza, un'imposta potenzialmente più elevata.

Ulteriori verifiche hanno inoltre evidenziato che spesso non risultano correttamente considerati:

  • contributi versati alle casse professionali private;
  • contributi versati tramite rateazioni INPS;
  • ulteriori versamenti previdenziali deducibili.


Gli acconti e i "dati fantasma"

Un'altra anomalia riguarda gli acconti già versati.

In alcuni casi gli importi risultano presenti nelle banche dati dell'Agenzia delle Entrate ma non vengono correttamente utilizzati nella liquidazione della dichiarazione.

Si tratta dei cosiddetti "dati fantasma": informazioni presenti nel sistema ma non sempre correttamente valorizzate all'interno della dichiarazione.

Una situazione che richiede particolare attenzione prima dell'invio definitivo.

Quindi la precompilata non serve?

Assolutamente no! La dichiarazione precompilata rappresenta un importante strumento di controll, tuttavia non può ancora essere considerata una dichiarazione pronta all'uso. Soprattutto nel caso di professionisti, artigiani, commercianti e partite IVA che presentano situazioni più articolate.

La tecnologia può raccogliere dati.

La vera differenza continua a farla la capacità di interpretarli correttamente e di assistenza al contribuente.

Quindi alla domanda: "Con la precompilata serve ancora il commercialista?" La risposta è SI, serve ancora il Tributarista L. 4/2013 attendo ai propri assistiti, che propone pianficiazione fiscale, supporto nelle decisioni strategiche e aiuta l'imprenditore/professionista a rispettare i dettami del codice civile che sono ben diversi da quelli fiscali. 


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